Archeologia preventiva: il ruolo fondamentale dei droni
Droni, satelliti, radar e intelligenza artificiale sono i nuovi alleati per una branca innovativa dell’archeologia, quella preventiva. Si tratta di un settore fortemente in crescita che mira ad ottimizzare le indagini precedenti alla realizzazione concreta degli scavi. L’obiettivo è proprio quello di arrivare allo scavo vero e proprio solo se supportato da studi che evidenziano la concreta possibilità di trovare reperti. Ovvi sono i vantaggi, sia da un punto di vista economico che dell’impatto sull’ambiente. Tutti questi importanti aspetti saranno estrapolati e raccontati durante l’edizione 2025 di tourismA – Salone dell’Archeologia e del Turismo Culturale, in programma dal 21 al 23 febbraio presso il Palazzo dei Congressi a Firenze. A darne spiegazione gli esperti dell’Associazione Nazionale Archeologi (ANA).
Il fatto che i droni possano essere strumenti importanti per l’archeologia preventiva è stato oggetto di progetti messi in opera già nel nostro territorio. Ve ne abbiamo parlato per esempio in un precedente articolo, leggete “Indagini archeologiche con drone nelle Marche”.
Il ruolo dei droni a supporto dell’archeologia
I droni possono quindi essere uno strumento particolarmente utile al settore dell’archeologia. Nel caso specifico di quella preventiva ci si trova di fronte ad un vero e proprio nuovo concetto di professione. Si passa infatti dalla figura dell’archeologo a quella di un professionista che si avvale di strumenti all’avanguardia per rendere il suo lavoro più efficiente e preciso. Non soltanto i droni con le loro camere a infrarossi per capire cosa si trova nel sottosuolo, ma anche georadar, satelliti e intelligenza artificiale fanno da supporto a queste attività di ricerca. Il loro contribuito è anche fondamentale per aggirare eventuali zone di interesse archeologico nel momento in cui si pianificano interventi su una determinata zona. Ciò permette di salvaguardare i possibili reperti ma anche di evitare che i lavori intrapresi vengano bruscamente sospesi a causa dei ritrovamenti.
L’impiego di questi strumenti tecnologici a vantaggio dell’archeologia permette quindi un’analisi accurata senza interventi invasivi. Si tratta di un approccio interdisciplinare che sfrutta attività come ricognizioni di superficie, remote sensing, prospezioni geofisiche e diagnostica predittiva. L’intelligenza artificiale, poi, potrebbe avvalersi di banche dati enormi e collaborazioni con agenzie aerospaziali per ottenere immagini satellitari utili ad un’analisi più accurata. Insomma, anche il settore archeologico sta migrando verso strumenti più efficienti e all’avanguardia che portino a risultati sempre più accurati. I droni, in particolare, si sono già resi protagonisti anche di ritrovamenti veri e propri in zone particolari come la fitta foresta del Guatemala. Non solo, il loro impiego è sempre più diffuso anche per analizzare lo stato di conservazione di reperti imponenti, è il caso per esempio di Pompei. Insomma, un ventaglio non indifferente di possibili applicazioni per questo importante settore.

